sabato 7 luglio 2012

là, ben nascosta



La perla di gran valore giace profondamente nascosta.
Come un pescatore di perle, anima mia tuffati!
Tuffati nel profondo!
Immergiti di più e cerca.
Forse la prima volta non troverai nulla.
Come un pescatore di perle, anima mia,
senza stancarti ancora.
Immergiti nel profondo, ancor di più, e cerca.
Coloro che non sanno il segreto ti prenderanno in giro
e ne sarai rattristata.
Ma non disarmare pescatore di perle, anima mia.
La perla di gran valore è là, ben nascosta,
nascosta nel profondo.
La fede ti aiuterà a trovare il tesoro
e farà sì che quanto era nascosto sia finalmente rivelato.
Tuffati nel profondo immergiti ancora di più.
Come un pescatore di perle, anima mia, cerca,
cerca senza stancarti.

venerdì 6 luglio 2012

aperti alle sorprese dello Spirito Santo


I "figli e le figlie" saranno profeti significa che essi devono essere critici. La generazione più giovane verrebbe meno al suo dovere se con la sua spigliatezza e con il suo idealismo indomito non sfidasse e criticasse i governanti, i responsabili e gli insegnanti. In tal modo fa progredire noi e soprattutto la Chiesa. (...) Il contributo "dei figli e delle figlie" è fondamentale. Essi sono ancora interessati oggi a criticare noi, la Chiesa, i governanti, oppure si ritirano in silenzio? Dove esistono ancora conflitti arde la fiamma, lo Spirito Santo è all' opera.
Nella ricerca di collaboratori e vocazioni religiose dovremmo forse prestare attenzione innanzitutto a coloro che sono scomodi e domandarci se proprio questi critici non abbiano in sé la stoffa per diventare un giorno responsabili e alla fine sognatori. Responsabili che guidino la Chiesa e la società in un futuro più giusto e "sognatori" che ci mantengano aperti alle sorprese dello Spirito Santo, infondendo coraggio e inducendoci a credere nella pace là dove i fronti si sono irrigiditi.
Martini Carlo Martini

giovedì 5 luglio 2012

Voglio tacere


Il mio orgoglio produce molti discorsi.
Dico parole e parole
perché mi valuto troppo
e mi sento importante.
Invece vorrei
avere giudizi ispirati all’amore,
decisioni prudenti,
risposte ponderate.
Raggiungerò tutto questo
soltanto se la mia parola
proverrà dal silenzio.
Non vorrei che le mie parole
fossero ingiuste nei confronti degli altri.
Non vorrei ferire,
scoraggiare, umiliare
con la mia parola.
Vorrei sanare con le parole.
Vorrei purificare,
produrre pace e dare forza.
È possibile solo se non dico
tutto quello che potrei.
La parola che ha importanza
non è vicina, ma lontana.
Vorrei tacere: mi serve tempo
per aspettare
finché la mia parola
mi giunga da lontano.
Dovrò ascoltare la parola
e poi ripeterla.

Signore,
la mia parola è insufficiente.
Voglio tacere
per imparare a distinguere
la tua parola dalla mia.
Vorrei diventare la tua bocca,
non soltanto la mia.
Donami tu la mia parola.
http://www.claudiana.it/pdf/88-7016-699-saggio.pdf

mercoledì 4 luglio 2012

Bisogna addolcire, temperare, volgere al meglio


«Alla mia povera fontana si accostano uomini di ogni specie. La mia funzione è di dare
acqua a tutti. Il lasciare buona impressione anche sul cuore di un birbante mi pare un buon atto di
carità che a suo tempo porterà benedizione».
«La mia vita deve essere come l'incenso. Non adoperato è materia amorfa: gettato sul fuocoarde e diffonde nel tempio del Signore odore di soavità deliziosa».
«Bisogna addolcire, temperare, volgere al meglio». «Tutti i giorni, come tutti i mesi, sono
del Signore: perciò sono tutti ugualmente belli».
GIOVANNI XXIII

martedì 3 luglio 2012

La nostra rivoluzione fa parte del piano di corredenzione


Rivoluzione, per quanti sono «malati di Cristo», è la traduzione incompleta e meno precisa
della parola salvezza: lo sforzo per vincere il nostro male.
Facciamo la rivoluzione per salvarci: siamo in un'epoca rivoluzionaria perché siamo in una
disperata necessità dì salvezza. Parla il Profeta per noi: «Ponete ben mente alle vostre vie! Voi avete
seminato molto, e avete raccolto poco: voi mangiate e non ne uscite sazi, bevete ma non riuscite a
soddisfare la sete: vi vestite, ma non v'è chi vi riscaldi: chi guadagna un salario, mette il suo salario
in una borsa forata» (Aggeo).
Poi, Cristo che ammonisce: «Cosa importa all'uomo guadagnare tutto il mondo, se poi perde
la propria anima?». Oso dire che nessuno può eguagliare la passione rivoluzionaria del cristiano,
poiché nessuno può eguagliare la sua sete di salvezza, che abbraccia il corpo e l'anima, il tempo e
l'eternità, se stesso e gli altri, tutti gli altri. Ci si salva salvando: ci si salva con gli altri, ci si salva
insieme. La nostra rivoluzione fa parte del piano di corredenzione: la sua strada passa per il Calvario e si impegna a militare perdutamente per la salvezza dell'uomo, figlio di Dio e fratello nostro.
Non vogliamo una rivoluzione che invidi, ma una rivoluzione che ami; non vogliamo portar
via a nessuno il suo piccolo star bene; vogliamo solo impedirgli che il suo star bene determini lo
star male di molti. Vogliamo una rivoluzione che sia la voce della nostra umana pietà e della nostra
cristiana fraternità.
Il punto di partenza di una rivoluzione di salvezza non può essere che interiore. Prima di
tutto mi dichiaro contro di me; se no, il mio pormi contro gli altri che fanno l'ingiustizia, non
cambierebbe nulla. Il cristiano non si nasconde, né si ripara: si mette in prima fila, al muro se
occorre, altrimenti sarebbe egli pure un rivoluzionario di mestiere.
Ci vuol del coraggio a riproporre una rivoluzione esaurita, una salvezza che non ha salvato,
e riproporla come un dovere cristiano. Forse meno di quanto si crede. Certe  rivoluzioni sono
vecchie e  fruste più della nostra.
Non è la prima volta che il mondo cerca la salvezza nell'economico: l'ha sempre cercata in
quel piano perché il materialismo è una piega nostra naturale, cui il marxismo ha dato una filosofia
e una metodologia nient'affatto originale. Nessuno del resto è molto sicuro nel dichiarare che Cristo
non è più la salvezza. Lo dicono, ma sottovoce, quando sanno che nessuno li prende alla lettera, e a
loro rimane la comoda distinzione polemica tra Chiesa e Vangelo, tra i Cristiani e Cristo.Sono quindi, nella mia proposta, meno fuori del tempo di quanto qualcuno immagini, tanto
più che proporre una rivoluzione non significa giudicare le altre. Il giudizio c'è, è nella mia libera
scelta, che non impegna altri. Agli altri, con amichevole animo, dico soltanto: «Prima di voltare le
spalle definitivamente al Vangelo, ascoltate ancora una volta il suo messaggio. Non si è mai troppo
sicuri di aver barattato il meglio». La rivoluzione cristiana, a differenza degli altri movimenti
rivoluzionari, sporadici e contingenti quasi sempre, ha un passato e un domani. Siamo la novità
anche se portiamo sulle spalle duemila anni di storia. Il Vangelo è la novità: Cristo è la novità.
Da «Mazzolari: antologia dei suoi scritti», Ed. Borla

lunedì 2 luglio 2012

La libertà me l'avete tolta da un pezzo


«E perché voi vi sedete senza esserne autorizzato?».
Sbirciando appena il ministro, ancora terminando di pulirsi il naso con il fazzoletto, Bobynin
rispose alla buona:
«Ah, vedete, c'è un proverbio cinese che dice: stare in piedi è meglio che camminare, sedersi
è meglio che stare in piedi, ma ancor meglio è stare sdraiati».
«Ma voi vi immaginate chi potrei essere?».
Poggiando comodamente i gomiti nella poltrona che si era scelta, Bobynin ora esaminò
Abakunov ed espresse una pigra supposizione:
«Be', chi? Be', qualcosa del genere del maresciallo Goering?».
«Del genere di chi???...».
«Del maresciallo Goering. Una volta lui ha visitato la fabbrica d'automobili presso Halle
dove m'è capitato di lavorare. I generali di là camminavano davanti a lui in punta di piedi, ma io
non mi sono neanche voltato. M'ha guardato per un po' e poi è andato avanti».
Sulla faccia di Abakumov trascorse un movimento lontanamente simile a un sorriso, ma
subito i suoi occhi si accigliarono di fronte a quel recluso sfrontato in modo inaudito. Sbatté le
palpebre per la tensione che lo pervadeva e domandò:
«E allora? Vedete fra di noi una differenza?».
«Fra di voi? O fra di noi?». La voce di Bobynin rimbombava come ghisa sotto il maglio.
«Fra di noi la vedo benissimo: io per voi sono necessario, mentre voi per me no!».
Anche Abakumov aveva una «vocetta» con rimbombi di tuono, e sapeva usarla per
spaventare. Ma adesso egli sentiva che gridare sarebbe stata una dimostrazione d'impotenza e dì
mancanza di prestigio. Aveva capito che quel recluso era difficile.
E si limitò ad ammonirlo:
«Sentite, recluso. Se anche io vi tratto con le buone, non per questo dovete dimenticare...».
«Ma se voi mi trattate con le cattive, non starei nemmeno a parlare con voi, cittadino
ministro. Gridate pure contro i vostri colonnelli e generali, loro hanno troppo nella vita e ci tengono
troppo a tutto quello che hanno».
«Se occorre, sapremo costringere pure voi».«Vi sbagliate, cittadino ministro!». E gli occhi energici dì Bobynin scintillarono d'odio. «Io
non ho niente, capite, niente di niente! Mia moglie e il mio bambino non potete più toccarli: se li è
presi una bomba. I miei genitori sono già morti. Tutti i beni che ho sulla terra sono un fazzoletto,
mentre la tuta e questa biancheria senza bottoni (denudò il petto e fece vedere) è del corredo statale.
La libertà me l'avete tolta da un pezzo, né voi siete in grado di restituirmela, dato che neanche voi
l'avete. Io ho quarantadue anni, voi m'avete affibbiato una condanna a venticinque, ai lavori forzati
ci sono già stato, sono andato in giro con i numeri stampigliati, e pure con le manette, e pure con i
cani, e pure sono stato nella brigata a regime intensificato, di cos'altro mi potete minacciare? Di che
altro privare? Del lavoro d'ingegnere? Se lo fate, ci rimettete voi. Mi accendo da fumare».
Abakumov aprì una scatola di «Trojka» di produzione speciale e la sospinse verso Bobynin:
«Ecco, prendete queste».
«Grazie. Non cambio marca. Per via della tosse». E tirò fuori una «Beiomor» da un
portasigarette di sua fabbricazione. «In genere, cercate di capire e riferire a chi di dovere più in alto,
che voi siete forti soltanto nella misura in cui non togliete agli uomini tutto. Ma un uomo a cui avete
tolto tutto non è più in vostro potere, è di nuovo libero».
da «Il  primo cerchio»
di  A. Solzenitsyn - Ed. Mondadori

domenica 1 luglio 2012

ci misura ad ogni palpito


Ora che invade le oscurate menti
Più aspra pietà del sangue e della terra
Ora che ci misura ad ogni palpito
Il silenzio di tante ingiuste morti,
Ora si svegli l'angelo del povero,                    
Gentilezza superstite dell'anima…
Col gesto inestinguibile dei secoli
Discenda a capo del suo vecchio popolo,
In mezzo alle ombre...
Giuseppe Ungaretti
     (Ed. Mondadori)