sabato 15 dicembre 2012

E a dispetto del dolore resto innamorato in questo pazzo mondo

Come ti hanno, albero, spezzato,
come stai dritto nella tua stranianza!
mille volte hai sopportato
finchè furono in te tenacia e volontà!
Io ti somiglio con le mie ferite,
non ho tradito la vita offesa
e ogni giorno dalle asprezze subite
alzo ancora la fronte nella luce.
Quanto c’era ancora in me di dolce e delicato
il mondo l’ha ferito a morte,
ma la mia natura è indistruttibile
sono appagato, soddisfatto,
paziente metto nuove foglie
sul ramo spezzato mille volte.
E a dispetto del dolore resto
innamorato in questo pazzo mondo.

Hermann Hesse 

venerdì 14 dicembre 2012

percepisci che il rapporto con questa persona, ciò che essa suscita in te, è segno del tuo rapporto con l’eterno


La permanenza della tenerezza e quindi della letizia che ne nasce
– la tenerezza è il crepuscolo del possesso, il crepuscolo del mattino o il crepuscolo della sera –,
la permanenza della tenerezza esige che sia una tenerezza vera;
deve essere proprio una tenerezza vera
per resistere,
per permanere.
Per essere una tenerezza vera
deve amare in modo vero l’oggetto e
l’oggetto deve essere percepito per quello che veramente è.
Come faresti tu ad avere tenerezza verso un essere che ti dà la vita 
come tua madre
e poi ti abbandonasse,
perché a un certo punto muore?
È una tenerezza oggi che, se ci pensi, annega già da oggi in un bidone di tristezza.
Tu vuoi bene particolarmente a una persona,
ma come fai a voler bene particolarmente a una persona, a sentirne tenerezza,
pensando
che domani non la vedi più,
che domani muore o che domani va nel Kamciatka, che è in fondo, a est della Russia?
Come faresti?
Solo se tu percepisci
l’eternità della compagnia con questa persona,
solo se tu percepisci
che il rapporto con questa persona, ciò che essa suscita in te,
è segno del tuo rapporto con l’eterno,
allora il rapporto con questa persona è un rapporto eterno,
l’amore per questa persona è un amore eterno.
L.Giussani, Si può vivere così? Uno strano approccio all’esistenza cristiana BUR

giovedì 13 dicembre 2012

si ritrova come prima in mezzo alle necessità di una trama di rapporti


Il Wanderer è l’uomo che se ne va,
non il camminatore (il camminatore ha uno scopo davanti),
ma l’uomo che cammina smarrito e se si può beare di qualche cosa, si bea del suo spontaneismo alla deriva, alla mercé di chissà che.
Il vagabondo se ne va,
continua la sua strada che non una strada perché è senza scopo e senza missione,
non ha un fine e non ha una fine.
Per questo è condannato a fuggire,
innanzitutto da se stesso, spinto non da un desiderio,
ma da una insoddisfazione che che diventa condanna.
Fuggire, fuggire, fuggire, e dopo tre giorni di corsa,
come il Wanderer di Schubert,
dopo tre giorni di cammino alla cieca,
si ritrova come prima in mezzo
alle necessità di una trama di rapporti.
Pensate se questo non descrive tante giornate e
la vita di tanta gente che abbiamo intorno.
Luigi Giussani, Spirto gentil, Bur Saggi

mercoledì 12 dicembre 2012

volevo salire là in alto per vedere… e per capire


spetto che passi la notte,
notte lunga da passare
e sento il mio cuore che batte
e non smette di sognare…
Vorrei ritornare bambino nella casa di mio padre,
le storie davanti al camino e la voce di mia madre…
La notte che ho visto le stelle non volevo più dormire,
volevo salire là in alto per vedere…
e per capire
Ascolto il silenzio dei campi
dove sta dormendo il grano,
il giorno fu pieno di lampi,
ma ora il tuono è già lontano…
Vorrei ritornare bambino nella casa di mio padre,
le storie davanti al camino e la voce di mia madre…
La notte che ho visto le stelle non volevo più dormire,
volevo salire là in alto per vedere…
e per capire
La luna nasconde i suoi occhi
come donna innamorata,
il fiume l’aspetta nell’acqua
ed una notte l’ha baciata…
Vorrei ritornare bambino e guardare ancora il fuoco,
la storia più grande è il Destino che si svela a poco a poco:
la notte che ho visto le stelle non volevo più dormire,
volevo salire là in alto per vedere…
e per capire
Claudio Chieffo

martedì 11 dicembre 2012

conoscere quello che manca


“(..) Conoscere sé stessi è conoscere la propria regione. E’ anche conoscere il mondo ed è altresì, paradossalmente, una forma di esilio dal mondo. Il valore dello scrittore si perde, per sé e la sua terra, non appena cessa di considerarla come una parte di sé, e conoscere se stessi è, soprattutto, conoscere quello che manca. E’ misurare se stessi con la Verità, non il contrario”.
Flannery O’Connor

lunedì 10 dicembre 2012

Quando noi comprenderemo che Dio è la misericordia, l’amore


Spesso accade che, guardandosi nel cuore e pensando a Dio, si provi un disagio
difficilmente definibile, come se Dio non fosse contento delle nostre scelte, della nostra
vita. Come se si avvertisse una sorta di paura ad apparire davanti a Lui, ad aprirgli i
nostri scrigni nascosti, così intimi, personali. La questione fondamentale evidentemente
rimane sempre quella dell’immagine di Dio. Quando l’uomo si lascia sorprendere da
Dio, in maniera che Dio gli possa rivelare la sua vera immagine, allora e solo allora
questo sguardo nel cuore cambia. Quando noi comprenderemo che Dio è la
misericordia, l’amore, che Dio è come le viscere materne che fremono per noi, la vita
sarà una festa. E guardare nel proprio cuore sarà sempre guardare nella libertà…
(Rupnik, Gli si gettò al collo)

domenica 9 dicembre 2012

ogni mattina un regalo straordinario

Ogni mattina il potente e ricchissimo re di Bengodi riceveva l'omaggio dei suoi sudditi.
Aveva conquistato tutto il conquistabile e si annoiava un po'.
In mezzo agli altri, puntuale ogni mattina, arrivava anche un silenzioso mendicante, che portava al re una mela. Poi, sempre in silenzio, si ritirava.
Il re, abituato a ricevere ben altri regali, con un gesto un po' infastidito, accettava il dono, ma appena il mendicante voltava le spalle cominciava a deriderlo, imitato da tutta la corte.
Il mendicante però non si scoraggiava. Tornava ogni mattina a consegnare nelle mani del re il suo dono.
Il re lo prendeva e lo deponeva macchinalmente in una cesta posta accanto al trono. La cesta conteneva tutte le mele portate dal mendicante con gentilezza e pazienza. E ormai straripava.
Un giorno la scimmia prediletta dal re prese uno di quei frutti e gli diede un morso, poi lo gettò sputacchiando ai piedi del re: il sovrano, sorpreso, vide apparire nel cuore della mela una perla iridescente.
Fece subito aprire tutti i frutti accumulati nella cesta e trovò all'interno di ogni mela una perla. Meravigliato, il re fece chiamare lo strano mendicante e lo interrogò.
"Ti ho portato questi doni, sire - rispose l'uomo - per farti comprendere che la vita ti offre ogni mattina un regalo straordinario, che tu dimentichi e butti via, perché sei circondato da troppe ricchezze. Questo regalo è il nuovo giorno che comincia".
Don Mirko Bellora